pronto,parlo con la signora Carla?
23/01/2012
Ore 12 e 50 di una comune giornata ; sono affaccendata ai fornelli, aiutata da Giovanni ( 30 mesi) che pretende con fermezza di dare il suo contributo alla preparazione del pranzo.
Fra cinque minuti devo andare a recuperare Maria e Teresa (1^ elementare) sempre con l’aiuto dello splendido Giovanni, che pretende di accompagnarmi usando la sua bici senza pedali (infilare scarpe, sciarpa, cappotto, berretto e guantini)…
Squilla il telefono e una voce melodiosa, che più dolce non si può, si informa sulla mia identità e sulle mie presunte intenzioni di cambiare il mio gestore telefonico.
Soffocando l’istinto di mandarla a quel paese (si sente nello sfondo la voce di un bambino!!) cerco di convincerla gentilmente che ho appena firmato un nuovo contratto, interrompo la comunicazione, mi precipito a vestire il pargolo, prendo giacca, chiavi, bambino e bicicletta, mi ricordo in tempo che non ho spento il fuoco e torno sui miei passi.
Finalmente in strada, impreco fra me e me contro gli operatori dei call center che  aspettano quotidianamente l’ora canonica del pranzo o della cena per fare offerte, interviste, sondaggi…
E poi mi viene in mente la signora Felicita, madre di cinque figli e nonna di dieci nipoti allevati con amore, morta sola a 75 anni in casa di ricovero per un tumore osseo, che mi aveva confessato un giorno di amare quelle telefonate anodine perché almeno, nel breve spazio di tempo che le occorreva per arrivare a rispondere al telefono, poteva avere l’illusione che a chiamare fosse qualcuno di famiglia.
che tristessa…
sono le cose che mi fanno sempre dire (a me stesso): ma quando ti decidi ad incominciare ad essere anche un po’ buono. Guardarsi attorno, magari appena fuori di casa e dirsi: come sono fortunato e, con tutto il tempo e la salute che ho, sarebbe ora di decidere di fare qualcosa per gli altri. Dico: maledetto egoismo ma mi ritrovo sempre più egoista. Sono tre giorni che mi rodo dentro.
Ma come si a lasciar sola una persona? Far sì che sia in un vuoto affettivo tale da trarre gioia dalla voce di un estraneo? Nella malattia poi…
Sarà che vivo in una famiglia unita e l’amore che ci lega è cementato con le fondamenta del nostro vivere ma non riesco a capire.
eppure non sai quanti ce ne sono, di vecchi abbandonati dalle famiglie. Nel mio piccolo, potrei farne un elenco assai lungo. Quando presentavo ai miei alunni La Comédie humaine di Balzac, citavo sempre, a proposito del père Goriot, (che a leggerlo sembrerebbe un’invenzione da pazzo psicopatico) che io ce l’ avevo davvero, accanto a casa mia, una tenerissima coppia di “Goriot” : lui con l’Alzaimer, che mi chiedeva di accompagnarlo a cercare un figlio che aveva abbandonato moglie e 4 figli, lei, ottantenne, che si prendeva cura di lui con l’amichevole aiuto di un po’ di vicini. Lo crederesti possibile? *Per 20 anni*, durante i quali li ho conosciuti , fino alla loro morte, per 20 anni, ripeto, il figlio che abitava con la famiglia* nella stessa casa non ha trovato il modo per scendere nel loro buchetto a fare loro gli auguri di Natale. La madre lo spiava dalla finestra, per poterlo vedere. e mi ripeteva sempre : eppure è tanto buono, mi voleva tanto bene, è tutta colpa della moglie …. sono felice che anche tu, come me, abbia invece avuto il dono di una famiglia amorosa. un abbraccio*
Certo che ci crederei. Ho ben presente la situazione degli anziani nel mondo di oggi e non per lavoro ma per interesse personale, perchè spesso mi trovo meglio a stare con persone che hanno il doppio dei miei anni per gamba che con quelli che mi sono più vicini. Così come sto benissimo con gli adolescenti, prima che si avvelenino l’anima con la marea di stupidaggini che la nostra società trasuda. Giovani e anziani hanno tanto in comune: i primi non conoscono ancora e sono puri; i secondi hanno l’esperienza e gli anni li hanno depurati dal tanto superfluo.
Sta diventando luogo comune che i genitori, una volta dato educazione, nutrimento e assistenza, diventino soprammobili della vita adulta. Vent’anni o uno, alle condizioni succitate, pesano uguale. E non è colpa di nessuno quando accadono queste cose; una moglie può influenzare, può rovesciare le carte in tavola a suo piacimento ma un cervello lo si ha ancora, non lo si perde nell’istante in cui la vera si insedia attorno all’anulare. Mia nonna ha lo stesso atteggiamento, per dire: a mio zio ha dato tutto, e continua a farlo, eppure lui ha toccato apici di cattiveria assurdi verso di lei, verso mio nonno, che era l’uomo più buono della terra. Eppure è sempre colpa della donna che gli sta accanto, mai sua. Tutti sbagliano tranne lui, che è intonso dall’errore e, se lo compie, è solo per colpa altrui. Uno schifo insomma.
Benedette le famiglie unite, l’occhio onesto e l’affetto sincero. E benedetti chi ce le ha.
Un abbraccio affettuoso,
Fed
Il giorno 20 febbraio 2012 10:10, Carla Toffolon ha scritto:
> eppure non sai quanti ce ne sono, di vecchi abbandonati dalle famiglie. > Nel mio piccolo, potrei farne un elenco assai lungo. Quando presentavo ai > miei alunni La Comédie humaine di Balzac, citavo sempre, a proposito del > père Goriot, (che a leggerlo sembrerebbe un’invenzione da pazzo > psicopatico) che io ce l’ avevo davvero, accanto a casa mia, una > tenerissima coppia di “Goriot” : lui con l’Alzaimer, che mi chiedeva di > accompagnarlo a cercare un figlio che aveva abbandonato moglie e 4 figli, > lei, ottantenne, che si prendeva cura di lui con l’amichevole aiuto di un > po’ di vicini. Lo crederesti possibile? *Per 20 anni*, durante i quali li > ho conosciuti , fino alla loro morte, per 20 anni, ripeto, il figlio che > abitava con la famiglia* nella stessa casa non ha trovato il modo per > scendere nel loro buchetto a fare loro gli auguri di Natale. La madre lo > spiava dalla finestra, per poterlo vedere. e mi ripeteva sempre : eppure è > tanto buono, mi voleva tanto bene, è tutta colpa della moglie …. sono > felice che anche tu, come me, abbia invece avuto il dono di una famiglia > amorosa. un abbraccio* >